28 maggio 2010

Sono un'idiota

E ho detto tutto. Ma proprio tutto. Non è la prima volta, ma di sicuro l'ultima.

Devo dare retta di più alle persone che mi vogliono bene davvero.

Alla fine, la ragione, ahimè è dalla loro parte.

Dalla parte di chi mi ama con il cuore. Per quella che sono.

Tutto qui.

Buonanotte.

19 maggio 2010

ALGIZ


ALGIZ - : l'ipersensibilità e la forte emotività che ti caratterizzerà in questa giornata potrebbe compromettere il successo e la serenità futura, ti sarai accorto di questo stato alterato della mente già dal momento del risveglio pertanto è bene che tu non prenda decisioni o faccia chiarimenti almeno per oggi. Se ti sentirai sofferente, isolati e rifletti suoi possibili risvolti, non nasconderlo o rifiutarlo mentendo a te stesso e agli altri, il mondo che ti circonda vede e sente, la tua "finzione" ormai sta convincendo solo te. Da questa meditazione sul dolore potrai sorprendentemente scoprire il tuo lato spirituale e forse (perché no) incontrare il tuo Dio, luminoso e splendente nell'Oscurità. Inoltre Algiz ti avverte che devi fortificare la tua posizione, rinnovare la forza della tua protezione per l'inverno futuro. CHIAVE: protezione, ispirazione dall'Alto, scudo, istinto, difesa.

Non importa. No, non importa.


La cosa che più di tutte che mi risulta strana in questo periodo è il "non importa". Non importa praticamente quasi nulla. Ok, da una parte fantastico, meno mille cinquento problemi in merito all'esistenza, dall'altra un devasto di donna.

Perchè se tutto non importa, cosa importa nella vita?

Non sono incinta, no. Eppure ho degli sbalzi umorali da far invidia a una mamma al 5° mese di gravidanza. Un secondo rido e cinque minuti dopo per una frase detta male ho un magone che manco Candy Candy sfigatissima aveva nei periodi più cupi.

Ecco ora è proprio quel caso. In un istante ho il mondo addosso, ma no, "non importa". Non importa. Non importa. Già, non importa. E mi lascio andare agli eventi, così come sono, perchè tanto no, non importa.
E' che alla fine non ce la fai mica molto. Perchè si, hai imparato a scegliere, si hai imparato a rispettare, si ti sei abituata a ingoiare merda, a essere massacrata e a rialzarti, si hai imparato a stare lontana, si hai, hai e hai... ma quando la ruota torna a fermarsi alla lettera giusta?

Quando, dopo aver ascoltato ogni santo giorno qualcuno in difficoltà anche per le cazzate più banali, dopo esserti fatta in mille per qualcuno, ma Dio Santo (per chi ci crede) quando QUALCUNO ti farà notare che sei importante e magari avrà tempo anche di ascoltare te quando ne hai bisogno? O porca miseria di chiederti solo come stai, presupponendo che ti interessa la risposta? E ancora di più da chi ti conosce meglio di molte altre persone?

Tutti con i problemi. Già. E tu sei l'ultima stronza che ne sei sommersa dai problemi ma beh che ci vuole, qui il sorriso c'è sempre... chi se ne importa se stai morendo, se magari i tuoi problemi sono legati tutti a un filo conduttore non proprio idiota... chi se ne frega se tutti sarebbero già attaccati alla bottiglia nel tuo caso. Non importa. Opportunismo. Qualcuno mi ha detto che i motivi sono mille per "frequentare" una persona.

Ecco, probabilmente tutti quelli che io non capisco. Importa? No, non importa.

Già, di nuovo non importa, tanto tu sei sempre stata forte no? Tanto tu ci sei sempre stata no? Tanto tu sai dare ottimi consigli e poi perderti nella tua vita del cazzo dove non hai un supporto ma solo persone che sanno dare consigli -senza essere chiesti- di grandi ideali e poi girano la faccia e compiono esattamente le stesse tue stronzate se non peggio. Ma no, non importa, lasciamoli parlare. E tu a essere sempre la spalla o il supporto di tutti.

Di chi ami, di chi ti sta inevitabilmente sul cazzo, di chi ti è, forse, amico. Ad ascoltare cose che non vuoi sapere, che non ti interessano o semplicemente ti uccidono, ma no, non importa.

E sei li a dare il cuore a qualcuno che te lo calpesta allegramente perchè tanto anche li, alla fine è solo colpa tua che glielo dai. Mai una parola carina, mai un tvb così per sbaglio passato via, mai una scelta di metterti prima di tutti, anzi se possibile, dal numero uno passi irrimediabilmente in due secondi al numero 100. E con sorrisino allegato. Che sia maschio o femmina poco importa. Anzi, non importa.

No, non importa, tanto sei sempre tu cretina a credere che di fronte ci sia qualcuno che la pensa come te sul valore dei legami, che ci sia qualcuno che ci sarà come ci sei stata tu tra mille casini, mille giri, mille autostop per raggiungere la meta nel momento del bisogno. Si, degli altri. Che valorizzerà il tuo cazzo di lavoro fatto sul gruppo sempre, irrinunciabilmente, sia nella vita che nel lavoro. Che si accorgerà di quanto valgo.

Ma cosa importa quanto valgo? No, non importa. Come tutto il resto. Non importa lui, lei, loro. Che poi alla fine, probabilmente non importo io. Va bene così, ma anche no. Avrei dovuto essere altrove ora. Avrei dovuto essere altrove un giorno fa, due giorni fa, un anno fa. Avrei dovuto essere altrove rispetto a chi mi ha ucciso, che mi sta uccidendo, che mi ucciderà. Rispetto a chi mi ha venduto falsi sorrisi, che me li vende e me li venderà.

No, non importa. O forse si. Tutto si rapporta in una cosa. Che è troppo mia, solo mia. Ecco. Già questo.

Vabbè, questo si che proprio non importa.

09 maggio 2010

E' dunque questa una lettera di addio. Ma anche una confessione.




Mio caro Dalath, ti scrivo mentre sto ultimando i preparativi per quel mio viaggio che da tanto dovevo portare avanti.
E' dunque questa una lettera di addio.
Ma anche una confessione.
Una confessione che posso farti solo adesso che so, con certezza, che la distanza materiale di un oceano eviterà a me l'imbarazzo della voce e, a te, quello dello stupore.
E' una fuga la mia.
Ed una rivelazione.
Sto fuggendo da te, Dalath, e dall'intensità di quel sentimento dirompente che sempre più spesso mi pervade alla tua presenza.
Ed al tuo pensiero.
Un desiderio lucido.
Vibrante.
Che non conoscevo prima di averti incontrato.
Nella consapevolezza di una passione univoca.
Inconfessabile.
Mi è capitato d'innamorarmi altre volte, ma non così.
Non con questo vitale, eppur doloroso, impeto.
Ti ho posseduto nei miei sogni.
Tante volte mi sono destata, dopo il tumulto di un delirio, da immaginarlo come davvero avvenuto.
Cercavo allora, ossessiva, tracce di te.
Il tuo sottile profumo.
Uno sguardo nel buio della notte.
Una delle tue magliette, abbandonata su una poltrona.
Ma nulla.
Il giorno, impietosamente, sempre cancellava i tuoi passaggi notturni.
Cosicchè avrei potuto vivere per sempre in una lunga, eterna notte, solo per sognare di sentirti respirare accanto a me.
Mi sono innamorata senza cercare i pretesti dell'amore.
Mi sei naturalmente entrato dentro come un soffio d'aria.
Ti ho inalato nei miei polmoni e così ho iniziato a respirare il tuo stesso ossigeno.
La ricordi la prima sera che siamo usciti?
E' stata quella la volta che ho capito quanto davvero ti desiderassi.
Avevi pantaloni di seta, leggeri come garza.
Il buio e l’alcool, nella controluce, avevano occultato metà del tuo viso in un cono d'ombra e solo i tuoi occhi, color pece, spiccavano vividi.
Profondi e luminosi.
Quanto ho desiderato che quello sguardo si posasse su di me con gli occhi di una qualsiasi forma d’amore.
Un impulso forte, che mi ha fatto male.
Ma che pur mi ha eccitata.
Un brivido, che mai prima avevo provato.
D'allora ho cercato quel color nero come la pece in ogni cosa.
Nel miraggio di un prisma.
Nella tinta di una seta.
Oh Dalath, come ci rende estranei, eppur terribilmente presenti a noi stessi, l'amore.
E più è inibito, impossibile a realizzarsi, più scava profonde radici nel nostro animo.
Diventa pensiero continuato.
Desiderio.
E delirio.
Ti ho talmente tanto agognato che nessuna donna, forse, lo farà mai con la mia stessa intensità.
Spogliare dagli abiti scuri, il tuo corpo di uomo.
Stringerti tra le mie braccia.
Giocare coi tuoi capelli.
Accarezzare la tua pelle tutta, fino al limite di quelle tue caviglie così sottili che ben avrei potuto cingere con braccialetti di bimba.
O con la mia mano stretta a pugno.
Il mio amore mai ti avrebbe ferito.
Nè fatto piangere.
O desiderare un’altra donna.
Ma sono solo io a provare questa passione.
E, di questo, nessuna colpa posso farti.
Nessun rimprovero.
Nessuna amarezza di amante respinta.
Non a tutti è concessa l'attrazione dell’uomo che si ama.
E così mai avrei potuto biasimarti se, alla fine, avresti provato imbarazzo o, peggio ancora, repulsione nei miei confronti.
Sarei potuta partire senza lasciare traccia alcuna di questa mia passione, tenertene all'oscuro e lasciare intatto quello che, nello scorrere del tempo sarebbe diventato sempre più il remoto ricordo di un'amicizia che, solo a causa di troppi sbagli, non è stata consolidata.
Ma no.
Il mio amore per te rifiuta l'entità di ricordo sbiadito.
Una delle tante casuali presenze di passaggio nella tua vita.
Vorrei, però, lasciarti qualcosa di mio.
Di pulsante e di vivo.
Voglio lasciarti il mio cuore.
Non gettarlo via, …., perchè nel coraggio di questo mio amore confessato non c'è nulla di spregevole.
O peccaminoso.
E' il mio cuore nudo, quello che ti lascio.
Non gettarlo via, ti prego, come un orpello disgustoso.
Un oggetto immondo, di cui disfarsi.
Ma serbalo in quel cassetto segreto che anche ogni uomo possiede.
Tra i tuoi ricordi e le tue canzoni.
E le lettere delle tue tante donne.
Io so, nonostante tutto, che sarò tua per sempre.


(libera interpretazione di Frammenti - Ad Evelyne)



08 maggio 2010

E la festa della mamma? Niente festa, essere mamma è l'amore con la A maiuscola


E domani, come ogni anno, è la festa della mamma.

Premesso che ho sempre avuto un rapporto molto conflittuale con la mia di mamma, come credo molte, mi sono accorta di quanto sia difficile diventarlo, ma soprattutto esserlo tutti i giorni, non solo la festa della mamma.
Un figlio è il dono della vita, senza dubbio. Ma è un dono che non si scarta e si lascia lì pieno di polvere.

Un figlio va cresciuto. Sì. Con tutti i limiti e le paure da figlie che abbiamo ancora. 
Io di figlio ne ho perso uno e ho avuto la fortuna di averne un secondo. E vi assicuro che mai saranno uno la completezza della mancanza dell'altro. Sono due figli. Quando mi chiedono "ma hai figli?", vi assicuro che la mia difficoltà sta  nel non rispondere "due". Perchè dovrei spiegare, alla successiva domanda, "ma quanti anni anno?", che uno AVREBBE quasi 7 anni.

E non tutti capiscono. Purtroppo o per fortuna, poco mi interessa.
Ti accorgi di essere mamma, nel momento esatto in cui qualcosa in te prende vita. Quando poi te la portano via, vi assicuro che lo sei ancora di più. Che il tuo cuore, le tue risorse, tutto ciò che sei, se ne va esattamente in quel momento.

Quando si parla di essere mamma, per quanto mi riguarda, sono sempre molto combattuta, perchè non posso parlare a senso unico. Sono stata mamma al funerale di Lorenzo, sono mamma ogni volta che devo sgridare Samuele. E lo sono esattamente nella stessa identica intensità che la vita mi regala. Perchè essere mamma è talmente un significato grande che poche parole non servono a spiegarlo.

Sono sempre stata convinta che un genitore è chi lo cresce il figlio, non è solo chi lo concepisce. Conosco amici che sono molto più genitori di chi ha buttato figli nel cassonetto. Sono sempre stata favorevole all'aborto, per chi proprio non ce la fa a crescere un figlio o non lo sente suo, nonostante che oggi le precauzioni si possano prendere senza troppe scuse.

Ho sbagliato, sbaglio tutt'ora. Sono un casino con la mia vita ma forse, molto meglio come madre, perchè ti accorgi che non puoi riversare tutte le tue frustrazioni o le tue gioie su una creatura che ha tutto da imparare. Ti accorgi che lo devi lasciare provare a vivere, ma che devi dargli anche delle "regole" o quanto meno essere lì nel momento in cui le capocciate arriveranno. Che devi saper essere dura anche davanti alle lacrime più dure talvolta, nonostante il tuo stomaco gridi vendetta.

Che devi alla fine, semplicemente cercare di farlo diventare una "bella" persona. Che poi cosa voglia dire bella non ve lo so spiegare a dire il vero... ma ecco, in fondo, non farlo diventare come alcune persone che hai incontrato nella vita, forse neanche come te, ma una persona che sappia scontrarsi con i problemi, che sappia amare, che sappia sognare senza perdere i piedi da terra. Io nel cuore so come vorrei mio figlio e so anche come non lo vorrei....

Ma alla fine sarà quello che lui è. Ma mi avrà sempre al suo fianco. Nonostante tutto. Io ho un figlio a cui chiedere nei momenti di tristezza e di lasciva depressione, guardando semplicemente il cielo di notte... e un figlio a cui dire, a cui appoggiarmi, verso cui essere "il mondo". E come posso non tentare di essere un buon mondo per lui?

Insomma, essere mamma è davvero complicato. Strepitosamente bello, ma estremamente complicato. Perchè noi mamme sappiamo tramite solo la prima parola di una telefonata se i nostri figli hanno mal di testa, ma non sapere che fare in merito è dura. Troppo spesso, è dura.

Ma alla fine, il tuo essere mamma, ti rende "diversa". Ancora più forte (e qualcuno lungo il mio cammino mi ha aiutato a capirlo). E alla fine, lo sei un po' con tutti.


"Non arrogatevi il diritto di prendere decisioni al loro posto, ma aiutateli a capire che decidere bisogna e non si spaventino se ciò che amano richiede fatica e fa qualche volta soffrire: è più insopportabile una vita vissuta per niente."




Ecco, forse questo, riuscirò a farlo! ;)


Auguri mamme!!!
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