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Visualizzazione dei post con l'etichetta Parole

...E il virus (gastrointestinale) ammazzatutto

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Uno di quei giorni in cui ti svegli, ti alzi, ti lavi, litighi, porti il bimbo a scuola, fai due parole con le mamme e scappi in ufficio. Insomma uno di quei giorni normali, almeno all'apparenza.  Passa la mattinata tra telefonate, social network e mail. E ancora sembra tutto normale. Arrivano le 1230! L'ora tanto sospirata ogni giorno per andare a mangiare. Ma lo stomaco inizia a fare qualche bizza.... eppure il pantoprazolo l'ho preso stamattina, io che me lo dimentico due giorni si e il terzo pure. Bah, sarà il freddo, d'altronde è lunedì e come sempre in azienda ci sono ancora gli orsi polari e i pinguini reduci dal solito rave del fine settimana. Facciamo una cosa: riso in bianco e bresaola, tanto per stare tranquilli. A fatica, il cibo fatica a scendere e tenta allegramente di risalire, insieme all'amico stomaco che fa male sempre di più. Maledetto freddo!!! Un pranzo devastante. Si risale. Un po' più caldo, facciamo la fase due: tè a...

Vita da paese: l'odioso ciacolare delle donne in età fertile.

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Odio la vita di paese, quella che ci si trova tutti i santi giorni al parco sulle panchine e si commentano i fatti di tutte le anime. Per la serie si annunciano giá prima sia i matrimoni che i funerali.  Eppure ci sono persone della mia etá, se non piú giovani, che lo fanno ogni santissimo giorno. Non so, ma io amo lavorare, alla brutta preferisco avere un amplesso con il divano, ma il parco cittadino proprio no. Eppure oggi, come in questi ultimi giorni, mi tocca farlo. Uscire presto dall'ufficio, prendere il cane, "pisciarlo", raccogliere il terremoto fuori da scuola con annessi pantaloni marci che pure la lavatrice rifiuta di incontrare, castighi e compiti vari, riportare su il cane (al parco non possono entrare), fargli fare merenda (al bambino non al cane), accessoriarsi di bicicletta, casco, pallone e se Dio vuole, scendere in quel del parco. Un nugolo di creature urlanti  (compreso il mio) che improvvisano partite di Champions League (si scrive cosí?...

Lavoro, questo sconosciuto

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E' inutile, nonostante il mio continuo borbottare, devo ritenermi una persona fortuna. Proprio stamattina, come sempre in bagno dove è l'unico momento che riesco a prendere ancora in mano un giornale e leggerlo, sfogliando le pagine di A, mi sono imbattuta nei commenti di diversi ragazzi sparsi per il mondo, sul lavoro. Chi scappa dalle responsabilità , chi vive ancora in casa a 30 e passa anni, chi non ha voglia di impegnarsi a lavorare, chi non trova un lavoro fisso, chi ci prova a realizzare un'idea. Ho ormai 38 anni, non sono più annoverabile tra i ragazzi. O forse sì, vista l'età che avanza soprattutto in Italia. Lavoro da quando avevo 18 anni e mentre finivo il liceo iniziavo a volere quell'autonomia economica che mi permetteva allora di uscire a bere una birra con il mio ex fidanzato (di 18 anni più grande) senza dover chiedere sempre ai mie. Ho iniziato come lavoratore autonomo. Partita IVA, commercialista, tasse e via che ce la cantiamo. Poi nel ...

Tutti i grandi sono stati bambini una volta

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Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano.