Noi, ignoranti senza laurea. (Evviva i bimbominkia!)



Partiamo dal presupposto che leggere certe cose mi fa solo incazzare. 


Passiamo al fatto che prima di parlare sarebbe meglio capire.


Finiamo con lo specificare che se non sei capace, manco se fossi la figlia naturale del papa, riusciresti.

Nell'intermezzo di tutto ciò esistono varie ed eventuali. Tra cui 38 anni delle mia vita. Come ben saprete non sono 38 anni in cui è filato proprio tutto liscio.

Detto ciò divento una iena se la prima persona che arriva nel posto di lavoro (ma un posto vale l'altro) si lamenta del fatto che chi ha studiato ha più diritti (e saperi) di chi non ha una laurea.

Per quanto mi riguarda puoi aver fatto anche il master in "favalogia"; che rimani pur sempre una da svezzare. L'esperienza non te la dà nessun libro purtroppo.

Certo, capiamoci, i libri sono essenziali per aprire la mente e acculturarsi, ma il lavoro è tutta un'altra cosa. Una laurea non ti fa diventare Enzo Biagi, col cazzo che qualche esame ti permette clonazioni intelligenti. Lo spirito devi averlo dentro di te. [E chi non ha avuto soldi per fare il figlio di papà in un'università? Son tutti una massa di stupidi?).

Una volta esisteva quello che viene chiamato "praticantato", gran bella cosa dico oggi, dopo averlo fatto (lì è vero non ero mica molto contenta...). I ragazzini di oggi pensano che usciti dall'università abbiamo il mondo in mano. Permettetemi: col cazzo! Il mondo ve lo dovete sudare, guadagnare anche pulendo i cessi. (Tanto di più in questo simpatico periodo di crisi).

Avrete imparato, dato esami di quantistica, di filosofia, di psicologia, ma nessuno ha saputo insegnarvi l'umiltà. Il più delle volte arrivate agghindati in scarpe da mille euro, magliette da mille e una notte e varie cazzate che tutte insieme costano quanto è lo stipendio medio di un povero cristo che lavora da anni.

E la cosa bella che non avete nessuna voglia di imparare. Possibile che avete sempre una risposta pronta?


Dovete ascoltare! Non siete nati "imparati"!

Il confronto non si è mai negato a nessuno, ma almeno abbiate il rispetto verso chi lavora da più anni di voi su una cosa. E' vero, ci sono anche degli emeriti coglioni non più freschi di università, ma vi svelo un segreto. Quelli stanno generalmente ai piani alti.

Fidatevi, quelli che ne sanno, stanno a metà. Ed è con loro che dovete raffrontarvi. Quando ho iniziato il lavoro di giornalista, ovvero ben 12 anni fa (specifico, dopo 8 anni di lavoro in proprio), mi sono ritrovata in una redazione in cui "non avevano tempo di insegnarti". Nessuno voleva la patata bollente di sobbarcarsi un praticante.

Il consiglio migliore che mi hanno dato è stato: "sii una spugna". E così ho fatto. 

Dalla carta sono passata al web sette anni dopo, stessa situazione. I pianti che non mi sono fatta perchè non capivo. Eppure ora ne so, ne so tanto. E lo dico a voce alta, perchè mi sono fatta il culo per sapere quello che ora seguo. Eppure ho ancora da imparare, con la differenza che qualcosa posso anche insegnarlo.

Ringraziate se qualcuno ha la voglia e la capacità di spiegarvi e di starvi dietro, a noi non è stato concesso.

Io qualche consiglio ve lo lascio, vedete voi cosa farne.

* Analizzate tranquillamente il fatto che voi, appena arrivate, non ne sapete nulla. Ma anzi, ancora meno del nulla e non arrivate di certo con il prototipo della salvezza del mondo, il più delle volte direte e farete delle emerite cazzate.

* Prendete e sistemate, correggete, metteteci la testa. Se non siete sulla copertina del New York Times non vuol dire nulla. Se per es. non ci fossero gli stampatori, i giornalisti non sarebbero nessuno. (E via dicendo...)

* Se siete usciti con 110 e lode, bravi! Ma quello non sarà il voto che vi permetterà di avere successo sul lavoro. Il lavoro si impara, si suda. La passione è quella che ti fa andare avanti, non le velleità di essere i migliori fin dall'inizio. 


* Il più delle volte lo prenderete in culo. Già, mi spiace dirvelo, ma questo è. Investite i primi soldi in vaselina, ne otterrete sollievo.

* Imparate ad ascoltare e non a pensare: "questo qui davanti è un coglione, lo lascio parlare tanto ho ragione io". Due punti. Uno: se è davvero un coglione, non avrete nessuna speranza di dire la vostra e lo irriterete solo. Due: se non lo è, forse se ragionate diversamente, lo ascolterete e avrete la risposta risposta pronta e quantomeno inerente a ciò che vi è stato detto, forse avrete una speranza prima o poi di avere un minimo di potere decisionale.


* Concordo con Mark, che per essere qualcuno bisogna avere dei nemici, ma almeno fatevi furbi! Sappiate sceglierli! 


Va beh, se tanto mi dà tanto non arriverete alla fine di questo post, quindi io come dire, povera ignorante senza laurea, tornerei a fare il mio lavoro di Community Manager. Così, tanto per gradire.




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