E' passato un anno.



Un anno. E' passato ormai un anno.

Un anno a volte passa in fretta, a volte non passa per nulla. A volte ti sembra di morire lentamente, e invece a volte ti sembra un anno di rinascita.

Un anno che hai scelto di andare via e quasi un anno che non tocco questo blog. Perchè sei stata la seconda esperienza più toccante della mia vita. E per diversi mesi tutto si è fermato, ruotando a cerchi concentrici malati, distolti, piegati.

Come quelle foto in 3D che le fissi e iniziano a girare avvolte in disegni psichedelici mentre in realtà stanno semplicemente ferme.

Però, vedi,  il mondo non doveva fermarsi, non era la sua fermata ma la tua, purtroppo. E qualcuno doveva spingere, forzare la mano per far sopravvivere il sorriso e non il dolore.

Non mi sono mai piaciute le fosse comuni.

Mi è sempre piaciuto piangere lacrime, tante, di più, fino a smorzare il fiato. Perchè il dolore va tirato fuori, non può incancrenirsi dentro. Ma il dolore poi deve riaffiorare in forza quando hai davanti delle altre creature innocenti.

E chiamalo egoismo, chiamalo menefreghismo, chiamalo assenza di tatto. Ma dopo un anno quello è: o ti seppellisci o devi rinascere. Nonostante tu sia pieno di cocci dentro. Nonostante quello che tu sia stato o abbia fatto tra dubbi, pentimenti, rimpianti e ripensamenti.

Questa, purtroppo o meravigliosamente, si chiama vita.

Cosa penso oggi che è passato un anno?

Che hai fatto una scelta sbagliata, che nella vita bisogna comunque saper lottare fino alla fine, e mai da soli. Perchè da soli, alla fine, si muore. Non si nasce da soli, non è la nostra natura stare soli. E non si vive da soli. Ne bisogna pensare di essere soli.

Che sono ancora arrabbiata perchè ti volevo bene davvero. Che avrei voluto sentirti dire qualche vaffanculo di più, che avrei voluto aiutarti. Sono arrabbiata, ancora, sia con te che con me. E forse, non mi passerà mai.

Penso che ci sono rimasta male, anzi di più, molto di più di male, molto più di quello che le parole possono dire, e che non passa giorno in cui il mio pensiero non ti faccia visita.

Credo che ci siano stati troppi errori e dell'egoismo superficiale, anche non voluto, ma che ci siano state troppe "colpe", se tali si possono considerare, per troppe persone e che il passato è una carogna spaventosa se non è stato sereno. E non aiuta di certo il futuro, non aiuta a sistemare nè il cuore nè la mente.

Credo ancora che l'amore esista. Ma no, non ho mai creduto a quello eterno. Quello eterno non esiste, non esistono le famiglie del mulino bianco. Esistono solo rapporti che si costruiscono con fatica giorno dopo giorno, e che a volte, nonostante questo, si spaccano in mille pezzi.

Penso che odio ancora di più la solitudine, che non si lasciano da sole le persone che conosci, che vivi, che annusi tutti i giorni. Che di stronzate ne facciamo tutti i giorni ma che si può evitare o almeno tentare, di farle male. Che il dialogo debba esistere fino allo sfinimento, sempre.

Sono convinta di aver fatto degli errori madornali anche io in questi anni. E che molti degli ultimi, sono derivati da quella situazione, da quelle sensazioni ed emotività che mi contraddistinguono nel caos totale in cui di colpo ti trovi senza volerlo.

Eppure ho imparato molte cose. Che però restano mie, non ho voglia di parlarne oggi.

E' stato difficile non incontrare più il tuo sorriso. Passare sotto casa e vedere tutto vuoto. Non sentire più la tua voce, non vederti più correre con in braccio il piccolo e per mano la principessa. E' stato difficile sentire Miele parlare di addi, di lontananza, di sapere "come sta", di "non stiamo più insieme".

E' sempre stato un sognatore come me. E come me, quando vuole bene a qualcuno, è duro da togliere.

Ho visto il viso dei tuoi bimbi in foto, sereni. Forse dentro non lo saranno mai. Forse da grandi faranno fatica, ma forse riusciranno ad essere un po' più forti. Lo sai che non sono di chiesa, quello che ho fatto, l'ho fatto solo perchè in un paese questo, è un punto di incontro e ritrovo.

Ho pensato ad una messa in tuo ricordo. Ma ho deciso di essere me stessa e di scrivere. Perchè oggi tu sei più viva che mai in questo ricordo. Nel male che ancora dentro si spiega al vento dell'inverno. Del dopo feste, quando qualcosa si è completamente rotto nonostante il mondo festeggiasse. Sono 10 anni che capodanno non è più una festa per me.

E anche quest'anno c'è un motivo in più.

Ciao Elena, manchi.

Ancora.






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