DJ Fabo: eutanasia si o no

Torno in questo blog, perché a volte dopo lunghi viaggi, si torna a casa. La prima casa.
Quella dove hai mamma e papà, dove hai ancora le tue cose da ragazza.

E ci torni quando hai qualcosa di importante da dire.



Ieri DJ Fabo se ne è andato. E di per sé è una notizia come tante, purtroppo. Ma non lo è nel momento in cui si parla ancora di eutanasia.

In questa Italia dove c'è il papa. Dove la mattina si va a messa. Dove le corna in famiglia sono all'ordine del giorno ma vanno ben nascoste. Dove la morte non ci appartiene.

Perché alla fine non ci siamo abituati alla morte. La realtà è questa. Abbiamo paura della morte.

La vita viene celebrata, esaltata, festeggiata. La morte no.

Non voglio parlare del Paese e delle sue leggi: ci sono già fior fiori di giornalisti e opinionisti che ne hanno parlato egregiamente. Io voglio parlare delle persone.

Dei dialoghi al bar, sui social, in famiglia. E la morte fa paura. E' una sensazione di dolore che va nascosta, sempre.

DJ Fabo ha scelto la Svizzera. Mi viene da dire in qualche modo, meno male che aveva qualche gruzzolo da parte, perché penso che la maggior parte di noi, oggi come oggi, non abbia proprio per nulla 20euro per poter scegliere di morire.

DJ Fabo ha scelto di poter mettere fine alle sue sofferenze di uomo paralizzato e cieco. Paralizzato completamente e cieco. Non per malattia, per incidente.
Un insieme di contesti che spacca in due le opinioni. E che ieri sui Social si sono spaccati così. Tra due donne conosciute. Una estremamente religiosa, una estremamente reale.






Due punti di vista. Come si creano ed esistono fuori dai social. Si è d'accordo o meno.
Se non poi arrivare un post (successivamente bannato), di chi non ha esposto un'opinione, bensì un bollettino di guerra.



Alla voce Wikipedia si legge:Mario Adinolfi è un giornalista, politico, giocatore di poker e blogger italiano.

Alla voce Social si legge: "bannato" grazie alle segnalazioni degli utenti..

Non avrei mai saputo, se non con una ricerca nel caro zio Google, che il pentobarbital fosse il farmaco della salvezza. E nemmeno che il suo costo fosse di 13 euro. Forse Adinolfi fa l'influencer, non so. Ma puntare un post di una morte sul concetto di euro mi pare eccessivo.

DJ Fabo ha scelto di morire. Ha scelto di andare all'estero (fa ridere pensare alla Svizzera come estero per noi di Milano). Ha scelto di non soffrire più.

Religioso o meno, la vita ci è stata donata. Ma come tutti i doni, ci è permesso di usarli al meglio delle nostre energie. E di farne ciò che preferiamo.

Che si creda in un Dio o meno, un dono è un dono. Ci sono diversi modi di valorizzare questo dono. E penso che in un certo senso, rientri anche la morte in questa valorizzazione.

Ho scelto l'eutanasia per il mio cane. Certo, direte voi. E' un cane. Tenetelo in casa 14 anni. Poi me lo raccontate. Ho scelto di non farlo soffrire, di non obbligarlo a non riuscire più a correre, di non avere dolori fortissimi, di non prolungargli di due mesi la morte.

Se non basta, perché un animale è pure sempre un animale, ho scelto l'eutanasia per mio figlio.

Evitare accanimento terapeutico non è di per sè un'eutanasia? Si, lo è assolutamente. Come la terapia del dolore. Ti annienta a poco a poco. Solo questione di tempi. 

E se puoi, come puoi, tagli corto i tempi, sai che potrebbe sopravvivere solo con un tubo in gola. E io ho detto di no. Perché è facile parlare quando non si sa.

Quando non si sta così. Quando tutto va bene. Anche le mie amiche erano tornate a casa tutte con bambini sani. Il mio no. Il mio contava i giorni per la morte, io insieme a lui. Avrei potuto fare qualsiasi cosa per una vita dignitosa, lo avrei fatto.

Non è andata così. Io non credo che uno stillicidio sia una vita dignitosa. Nemmeno dipendere per intero dagli altri. Non ne permette due di vite dignitose.

Per quanto mi riguarda ci hai provato. E poi hai saputo scegliere.
Sei stato un uomo coraggioso. 

Buon viaggio DJ Fabo,



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