Quella notte...


Si trovò distesa a faccia in su. Il buio l'avvolgeva, ma quella luna così piena le dava una sensazione di calore così straordinariamente tranquillizzante. L'erba era umida e il suo corpo iniziava a sentire quell'umidità entrargli dentro lentamente, dritta alle ossa. Non si ricordava che ore fossero, nè tantomeno in che luogo fosse.

Da lontano si sentivano vaghi rumori indefiniti. Di fianco gli alberi erano scossi da un vento leggero... vedeva a malapena le foglie inarcarsi da quel vento leggero che sfiorava anche le sue labbra. Era sola. Sola in quel mondo che non riconosceva. Ebbe paura, solo per un attimo. In realtà si sentiva così circondata da quella malinconia profonda, che rimase ferma e immobile distesa a faccia in sù.

La mente circumnavigava le situazioni, i ricordi riaffioravano lentamente come fumetti nell'aria e il cielo sembrava un foglio su cui appuntare note a caso, parole una di seguito all'altra, forse senza senso o forse chiave di una vita o semplicemente di un momento.

Quello strano silenzio così intenso, cosi immensamente tangibile le sfiorò gli occhi, chiusi un istante per nascondersi dietro alle lacrime che lente, inesorabili iniziarono a scendere e a fondersi con la rugiada che precede l'alba. Si sentì libera... mai come allora. Sola, troppo forse, ma libera anche da se stessa.

I muscoli ebbero un brivido e inizarono a distendersi dopo essere stati cosi contriti... le palpebre si aprirono lentamente dando fiato a quel vento che cercò di spazzare via il dolore, la tristezza, il gusto acre del fumo dell'ultima sigaretta... il cuore non si regala a nessuno, si impresta qualche volta... era scritto lassù, con quel filo sottile del pensiero che si snodava tra le stelle... i capelli sul viso sembravano una coperta, calda, avvolgente, per nascondersi al mondo.

Passarono attimi, forse ore. Freddo, caldo, ancora più gelido, ancora più bruciante. Il corpo da una parte e l'anima che girovagava a piedi nudi sull'erba... Chiuse di nuovo gli occhi... non sa per quanto tempo... non ricorda... li riaprì lentamente... pennellate di colore sfidavano il cielo, quel cielo fino a poco tempo prima cosi profondo come i suoi occhi.

Era l'inizio di una nuova giornata, forse di una vita, il momento del riscatto. L'alba venne così, tendendole la mano. Le lacrime erano diventate solo rugiada. Le gambe, le braccia, il cuore, ripresero piano piano le loro funzioni. Riuscì a muoversi come d'incanto, persa in un dolce incantesimo di quel sogno ormai lontanissimo. I piedi sentirono i fili d'erba, i capelli si scostarono dal viso e le mani toccarono quella terra cosi viva, che si era presa in carico tutta la sua tristezza, la sua angosciante debolezza...

Si rialzò e vide alberi magnifici pieni di colori, in lontananza un ruscello che sgorgava acqua limpida e fresca, piena di ardore nel suo rincorrersi tra sassi ormai consumati dalla sua foga, un piccolo pettirosso cantava le sue avventure lassù, su quel ramo che sembrava porgersi ai raggi del sole. Rimase un po' a rimirare quella meraviglia che fino a un attimo prima gli era sembrata la sua tomba.... Si volto verso il cielo. Quella luna, unica luce di quella notte era un leggero e impalpabile disegno a carboncino... La vide sorridere.. sorrise anche lei, così, senza pensarci… e si sentì bene, meravigliosamente bene…

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