Paolo Villaggio se ne è andato: addio Fantozzi, non mi sei mai (molto) piaciuto



Personaggio strano Paolo Villaggio, da sempre e fino all'ultimo momento.

Mi dispiace umanamente ma cinematograficamente, a dire, il vero, non così tanto. Credo di averli visti tutti i tuoi film. In casa fratello e papà si facevano grasse (e grosse) risate con i tuoi modi di interpretare i personaggi più assurdi del creato.

Mamma invece ti ha sempre odiato: "Mi si tirano tutti i nervi a sentirlo". Frase tipica ogni volta che uno dei mille Fantozzi si presentava alla tv, rigorosamente da vedere.

E io no, infondo non ti ho mai amato tanto, nemmeno io. Ero dalla parte di mamma. La scena de La corazzata Potëmkin in casa, è sempre stata un piccolo cammeo storico di "risate". Io a dire la verità ero decisamente spaventata per quella carrozzina che cadeva lungo le scale.

Come non mi è mai piaciuta l'idea che tua moglie e tua figlia fossero dei cessi. Diciamocelo.

Ma sei pur sempre stato "storia" del cinema italiano, non si può negare.

Ma ricordo volentieri le tue ospitate da Costanzo, quel Maurizio Costanzo Show che adoravo. E mi piacevano le cose che dicevi come Paolo. Fino a quando hai iniziato a sentirti troppo solo.

E ora a 84 anni e dopo essere ricoverato per giorni al Policlinico Gemelli di Roma, i tuoi personaggi grotteschi e paradossali come il professor Kranz, il timido Fracchia e il tanto amato ragionier Fantozzi, danno davvero l'addio alle scene.

Elisabetta, tua figlia, oggi ti saluta con un post in bianco e nero sul suo Facebook.

"Ciao papà ora sei di nuovo libero di volare"


Ci sono anche diversi libri (che non ho mai letto), nella tua vita, non solo la carriera cinematografica. Eppure Paolo non eri poi così allegro nella tua vita a quanto pare.

Lo scorso anno avevi rilasciato un'intervista al settimanale Oggi dove dichiaravi tutta la tua solitudine: "L’unico amico che ho: Paolo Fresco, che è stato anche il mio compagno di banco (…) Solo uno. Ho sempre pensato di essere una persona divertente da frequentare per il clima che riuscivo a creare, ma il giorno che mi sono ritirato dalle notti romane, circa due anni fa, non ho trovato più nessuno di quegli amici occasionali che frequentavo. Oggi non esco più, prima uscivo tutte le sere e senza mai annoiarmi. Poi ho capito che Roma è una città che offre molto poco, soprattutto dal punto di vista umano".
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Negli ultimi anni ti eri anche inventato la tua morte: "Io ho annunciato più volte la mia morte perché ho sempre avuto un interesse speciale a sopravvivere. Annunciare la morte è stato un modo banalissimo, quindi criticabile, per uscire sui giornali. Alimentare l’idea di stare sul punto di morte è stato uno strumento per celebrami e far parlare di me. Insomma mi mantengo in vita perché, in fondo, voglio vivere".

Purtroppo questa volta non hai potuto nemmeno parlare.

"Sono vecchio, e la vecchiaia è una fregatura".

Già. Ciao Paolo, che il tuo viaggio sia ancora pieno di risate.



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